CULTURA: Albanaia, dal romanzo di Augusto Bianchi Rizzi

Autore: Avv. Di Costanzo 2/3/2015
Non è affar semplice scrivere di uno spettacolo che lascia senza parole. Per capire con esattezza bisognerebbe sedersi in una poltrona del Teatro Filodrammatici di Milano, possibilmente in posizione centrale e lasciarsi avvolgere e trasportare... dai canti, dalle luci, dalla voce dell’unico attore in scena.

In Albanaia, prima nazionale a Milano in questi giorni, Tommaso Amadio veste i panni di un medico idealista e fascista che si arruola per la guerra di Albania, lasciando moglie e figlio di pochi giorni per partire volontario verso un inferno di ghiaccio, sangue e polvere da sparo. L’interpretazione, sicura e delicata, cattura lo spettatore fino a fargli toccare le corde del cuore di un “cattivo eroe”: giovane uomo, tanto ostile e chiuso quando si tratta di comprendere l’assurdità della guerra cui partecipa, quanto caldo di profondo affetto nella capacità di legarsi ai suoi compagni di trincea – feriti, chi nel corpo, chi nel cuore.

Leale a tutto ciò in cui crede, il tenente medico Vittorio Bellei, alpino, irriducibile uomo del duce, è talmente coerente nella sua contraddittorietà, da sembrare un personaggio di fantasia. Invece – a parte il nome inventato – è una persona vera, autenticamente esistita, che rivive oggi sul palco grazie alla traccia di storia ed emozioni che ha lasciato nel suo diario di guerra, scritto sul fronte come dedica al suo figlioletto. Lo stesso che lascerà orfano qualche anno più tardi, cadendo nella spedizione in Russia. Lo stesso che, crescendo, si opporrà fortemente alle ideologie paterne e diventerà l’Augusto Bianchi Rizzi scrittore e avvocato di fama (scomparso pochi mesi fa) noto a Milano per i suoi salotti di cultura “ludico-resistenziali” del giovedì – insigniti con l’Ambrogino d’oro.

Nel 2007 la pubblicazione del diario, in forma romanzata per mano dell’erede; nel 2015 la trasposizione in drammaturgia, grazie all’opera attenta e amorevole dello stesso Amadio a quattro mani con Bruno Fornasari.

Novanta minuti di monologo corrono in un battito di ciglia, fuori dal tempo, in uno spazio ovattato e protetto dalle dolci, penetranti note dei canti intonate dal vivo dal Coro ANA di Milano: un coro nel più classico dei sensi, che, come nel miglior teatro della Grecia antica, diventa parte indispensabile della macchina scenica, entrando in attiva interazione col protagonista con trovate che vivacizzano la narrazione e regalano imprevedibili sorrisi.

Grazie alla accorata partecipazione dei ventuno coristi alpini, diretti dall’eccellente Maestro Massimo Marchesotti (che siede col suo spartito in mezzo alla platea), lo spettacolo si accorda alla perfezione con la regia sapiente e tipicamente ritmata di Fornasari, rappresentando in modo magnifico la “solitudine di gruppo” dei soldati e la “solitudine nel gruppo” del tenente, alle prese con i suoi dubbi di coscienza.

La scenografia di Aurelio Colombo è impeccabile e suggestiva. L’attore moltiplica se stesso interpretando d’un fiato non solo il tenente Bellei, ma anche tutti i suoi compagni di guerra. Il coro canta in modo straordinario. Albanaia è uno spettacolo tutto da vivere, che indaga il dilemma tra etica degli ideali e coscienza individuale e racconta di una solidarietà che, trascendendo gli ordini dei gerarchi, si trasforma in profonda umanità. Caldamente consigliato, per un pubblico di qualsiasi età.

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Dal 27 gennaio al 1 febbraio 2015 al Teatro Filodrammatici di Milano

Foto di Umberto Terruso, da www.teatrofilodrammatici.eu